Rosso Istanbul

Rosso Istanbul

Rosso Istanbul di Ozpetek: il racconto di un’assenza

 

Regia di Ferzan Ozpetek
con Halit Ergenç, Tuba Büyüküstün,
Nejat Isler, Mehmet Günsür,
Cigdem Onat, Serra Yilmaz.
Italia, Turchia, 2017, durata 115 minuti.

 

 

Rosso Istanbul
Tanti primi piani: volti che si stagliano nitidi su sfondi sfocati. Sfocati come i sogni o come i ricordi. Continue reading

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Verso Bisanzio

verso Bisanzio

Verso Bisanzio
che non è un paese per vecchi

Verso Bisanzio, verso un luogo che non è un paese per vecchi: smarrirsi lungo una strada che conduce ad un vago dorato bronzeo orizzonte, dove il tempo è sospeso e dove l’alternativa alla vecchiaia è un’immobile splendida  gioventù artificiale.
Dove tutto è eternamente giovane ed è impossibile invecchiare.
Ma forse è desiderabile invecchiare.
Chissà. Neppure Yeats si decide a scegliere.

That is no country for old men.

It knows not what it is; and gather me
Into the artifice of eternity.

William Butler Yeats
Sailing to Bysantium

No Country for Old Men è il terribile ed implacabile romanzo di Cormac McCarthy, ambientato nel Texas di oggi, «in un paese che ha abbandonato i vecchi valori per cadere in preda a una violenza cieca e incontrollata» (dal retro di copertina)

E dal romanzo di McCarthy i fratelli Coen hanno tratto un altrettanto feroce film dall’omonimo titolo.

 

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Il viaggio infinito

 

viaggio infinito

viaggio infinito tra isole e terre lontane

viaggio infinito 

… e poi andare per sempre lungo le coste frastagliate e vedere il colore del mare che cambia col trascorrere dell’ore vedere le luci della costa che ammiccano insolenti nel richiamo ma noi guardiamo i giochi del sole e della luna delle stelle e del cielo sulle onde voraci che ci mangiano il cuore ci strappano i ricordi ci trascinano nel viaggio infinito ci consolano nell’eterno presente di uno sguardo che si posa ammaliato sui riflessi del mare senza tempo andare e andare e poi andare…

Mi è sempre piaciuto viaggiare sull’acqua; non troppo lontano dalla costa, possibilmente.
Anni fa ho percorso l’Adriatico da Venezia a Brindisi, per arrivare, attraverso l’Egeo, ad Istanbul.
Ho passato il mio tempo a bordo osservando l’avvicinarsi e l’allontanarsi delle coste e i cambiamenti del mare.
Sotto il sole del mattino abbiamo costeggiato il Peloponneso; ricordo ancora una bianca costruzione isolata su una roccia pendente sul mare, forse un faro.
Ad Istanbul siamo arrivati all’alba e un raggio di sole accendeva la sommità di un minareto.
Nel viaggio di ritorno abbiamo attraversato lo stretto dei Dardanelli di notte, accompagnati da lontane linee di luce che disegnavano la costa.  E poi,  passando tra la costa e Itaca, il profilo di quest’isola che si stagliava contro il cielo del tramonto, mi ha trasportato in un non-luogo antico.

C’è una specie di sospensione del tempo quando lo sguardo rimane incollato al trascorrere di acque e terre mentre arriva il buio della notte e  luci lontane ti segnalano il tuo straniamento.

Il quadro e le parole, che aprono l’articolo, nascono dai ricordi di un viaggio infinito; un viaggio infinito nella mente e nel desiderio, una fuga dall’inesorabile ticchettio dell’orologio che scandisce il passare del tempo, l’illusione di sfuggire ad una tirannia. Un viaggio che è, umanamente ma con rimpianto, finito.

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raggio verde e notturno

raggio verde

raggio verde

raggio verde

notturno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

raggio verde e notturno – due ritratti – due figlie
Il raggio verde è un film di Rohmer, un bel film. Richiama un romanzo di Verne, che è citato anche nel film e che ha lo stesso titolo: vi si racconta  di una ragazza che, promessa ad un certo Aristobulus Ursiclos, cerca di rimandare le nozze finché non avrà visto questo fenomeno.
Che cos’è il raggio verde? È un fenomeno ottico raro: quando il sole nasce o quando tramonta, può formarsi per pochi istanti una striscia di luce verde, un balenio, un raggio.
C’è anche una leggenda che recita così:

Il raggio verde ha la virtù di fare sì che chi l’ha visto non possa più ingannarsi nelle cose che riguardano il sentimento […]; chi è stato tanto fortunato da vederlo una volta, vede chiaro nel proprio cuore e in quello degli altri.
(dal sito sololibri.net)

La protagonista del romanzo di Verne riuscirà a vedere chiaro nel suo cuore e in quello altrui?
E tornando al film, troverà pace Delphine, la protagonista del film di Rohmer, quando, dopo un irrequieto vagabondare, riuscirà a vedere quella luce verde che sembra dar consolazione ai cuori dubbiosi?
A mia figlia Marta piaceva molto questo film (forse perché si identificava con Delphine?), così il suo ritratto ha preso questo titolo.

E poi c’é Notturno. Viene subito in mente Chopin: la malinconia dolce di queste note si adatta alle tonalità blu della notte da cui emerge il ritratto di una Barbara, l’altra mia figlia, un po’ imbronciata. Il quadro è stato dipinto un anno dopo, rispetto a quello che ritrae Marta; in un certo senso, soprattutto per gioco, mi soffermo a pensare che, dopo un verde balenio al tramonto, si diffonda una luce blu attraversata, comunque, da verdi strisce.

Ed ora amo vederli assieme, i due ritratti.

 

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metamorfosi picassiane

metamorfosi picassiane

metamorfosi picassiane: umano-disumano, incantesimi-esorcismi nella mitologia dell’artista

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Metamorfosi picassiane: un percorso infinito.

Parlare di Picasso  in modo esauriente è impossibile; non si è giunti a tutt’oggi ad un’interpretazione completa della sua opera; non è possibile analizzare la genesi e lo sviluppo della sua creazione artistica, visto il dinamismo inesausto che la caratterizza e considerata la complessità del contesto in cui opera.
Dopo una preparazione accademica impeccabile, nutrita da una abilità artistica eccezionale, Picasso comincia a Parigi la sua educazione “moderna”, studiando  le tecniche pittoriche dei neo e post-impressionisti, dei Nabis, di Van Gogh. Siamo nel 1901 e l’artista, profondamente segnato dal suicidio dell’amico Casagemas, dipinge tutta la povertà, la solitudine, la tristezza, che opprimono la sua vita: nei quadri del periodo i contorni si fanno morbidi e continui, il disegno diventa visibile, si riducono la varietà e l’intensità dei colori che scivolano verso la monocromia del blu in tutte le sue sfumature.
Negli anni 1904-1906, periodo che alcuni definiscono “rosa”, diventano sempre meno frequenti i temi della prostituzione, le scene di sesso, la predominanza del blu, il grafismo serrato. A differenza del periodo blu, durante il quale l’artista produsse poche opere (ma molti studi preparatori), il periodo rosa è caratterizzato da una vasta e disomogenea produzione.
È il periodo degli Arlecchini e dei saltimbanchi, ma non solo, con opere caratterizzate dalle tonalità del rosa e da un’atmosfera non più drammatica, ma di dolce malinconia.
A Gósol, dove si reca nel 1906, medita su Il bagno turco di Ingres, che diventa per lui un punto di partenza per i suoi “esperimenti” sulla figura umana e che apre la strada a Les demoiselles d’Avignon.
A Gósol ritrova la sua Spagna, con i suoi colori e la sua severità, osserva la vita locale, dipinge nudi di adolescenti e cavalieri, personaggi dallo sguardo incerto e situati in uno spazio poco definito, in un’atmosfera che allude all’antichità; i colori sono sobri, spesso un monocromatismo attraversato da ocra e bistro.
Con l’interesse per la scultura iberica preromana si accentua la sua attenzione ai volumi e a una pittura geometrizzante.
Questa stagione pittorica si può dire conclusa con il Ritratto di Gertrude Stein.
Il percorso che porta a Les demoiselles d’Avignon è complesso e tormentato, con modifiche e ripensamenti. Dal punto di vista contenutistico ci rinvia alle convinzioni socio-politiche di Picasso, che vede e ritrae la dura realtà della prostituzione; da un punto di vista formale, rappresenta il punto d’arrivo del processo cominciato a Gósol: consolidamento dei volumi e geometrizzazione con l’ uso consapevole di un linguaggio matematico.
Successivamente Picasso procede nella sua ricerca di resa scultorea di anatomie costruite con forme geometriche: non è un percorso lineare, ma piuttosto un andirivieni, un processo endogeno a cui per convenzione si dà il nome di cubismo analitico.
Dopo la guerra si apre la fase classica: un classicismo inconfondibile e decisamente personale.
Nel 1925 arriva l’epoca dei “mostri”, delle “metamorfosi picassiane”: anche se l’essenza surrealistica delle opere di Picasso è controversa le creature evocate dalle opere del periodo sembrano provenire da oscuri recessi dello spirito. Dalla Danza del 1925 a Donne nude sulla spiaggia del 1937 l’opera di Picasso diventa sempre più intima, psichica e autobiografica; comincia la fase del biomorfismo sessuale che sconvolge e deforma la figura femminile, dando vita ad una mitologia suggestiva che non è sempre decifrabile e che assume un nuovo significato con l’inizio della guerra civile spagnola in Guernica.
Durante gli anni della seconda guerra mondiale la raffigurazione del nudo diventa una strana metamorfosi in cui volumi ed organi sono aggregati in modo inquietante.
Quando la guerra finisce rimangono le macerie e la terribilile verità dei campi di sterminio che Picasso visita. Si apre il tempo della pittura politica; l’artista riafferma con forza la sua concezione di una pittura fatta non per decorare gli appartamenti, ma per lottare contro i mali del mondo.
Negli ultimi venti anni della sua attività Picasso intraprende  essenzialmente tre percorsi: dipingere la pittura, lavorare sul tema del pittore e la modella, trarre le estreme conseguenze dalle sue ricerche artistiche precedenti.

BIBLIOGRAFIA

  • Philippe Dagen, Picasso, Electa 2009
  • Flavio Caroli, La storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli, Electa 2011
  • Picasso – Opere dal 1895 al 1971 dalla Collezione Marina Picasso, Saggi introduttivi e schede di Giovanni Caradente con un contributo di Werner Spies, Sansoni 1981
  • Ernst H.Gombrich, La storia dell’arte raccontata da E.H.Gombrich, Leonardo Arte, 1995
  • Alfonso Panzetta, Picasso, Elemond Arte 1992
  • Emilie Bouvard, La “figura” in Pablo Picasso – Approcci, in Picasso – Figure (1906-1907), Skira 2016
  • Arnauld Pierre, L’eredità contestata, in La pittura francese, Electa 1999
  • Enrico Crispolti, Vicende dell’immagine fra secessionismo e simbolismo, in L’arte moderna, Fabbri 1967
  • Mario De Micheli, L’arte di opposizione e d’impegno politico e sociale in Europa dall’inizio del ‘900 alla fine della seconda guerra mondiale, in L’arte moderna, Fabbri 1967
  • Giulio Carlo Argan, L’arte moderna, Sansoni 1988
  • Gertrude Stein, Picasso, C.Bourgois éditeur, 2006
  • Laurent Gervereau, Autopsie d’un chef-d’oeuvre – Guernica, Paris Méditerranée 1996
  • Anne Baldassari, Picasso papiers journaux, Tallandier 2003
  • Hommage a Pablo Picasso, Ministère d’État , Affaires Culturelles, Ville de Paris 1966-67
  • Picasso, Propos sur l’art, Édition de Marie-Laure Bernadac et Androula Michael, Gallimard 1998
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Margherita Dolcevita

Margherita Dolcevita

Margherita Dolcevita

Stefano Benni

Margherita Dolcevita

Feltrinelli 2005

Margherita Dolcevita è “una bambina in scadenza”, nel senso che ha quindici anni; è bionda e riccia, ha gli occhi blu, è un po’ sovrappeso: Continue reading

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Rachel anima errante: il matrimonio degli opposti

rachel anima errante

Rachel anima errante

Alice Hoffman

Il matrimonio degli opposti

Neri Pozza 2016

Rachel anima errante e sognatrice: Rachel Pomié, la madre del grande pittore Camille Pissarro fu, fin da piccola, una ribelle forte e caparbia, decisa a realizzare i propri sogni di libertà ed indipendenza. Continue reading

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Jane Avril

Jane Avril
Mes mémoires

suivi de
Erastène Ramiro
Cours de danse fin-de-siécle

Phébus, Paris 2005

Jane Avril fu una delle tante danseuse del Moulin Rouge. Non era come le altre, era speciale, per la sua raffinatezza, per l’amore verso l’arte e la cultura.
Divenne famosa soprattutto per i molti ritratti che le dedicò Toulouse-Lautrec. Verso il pittore di Montmartre conservò sempre riconoscenza e affettuosa amicizia. Continue reading

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Montmartre mon amour

Montmartre mon amour

Montmartre mon amour

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Montmartre mon amour: quella di Toulouse-Lautrec è stata una storia d’amore verso un luogo, Montmartre, un mondo eterogeneo, di cui egli diventa non solo l’interprete ma il simbolo stesso,  con la sua opera e con la sua vicenda biografica.

La carriera artistica di Lautrec si svolge in poco più di un ventennio: le prime opere sono cronache mondane, trasferimenti in carrozza, partite di caccia, tutti quei riti aristocratici démodés e ormai in estinzione propri della sua classe sociale.

Trasferitosi a Parigi, subisce l’influsso dei grandi maestri, soprattutto di Degas; ma già si avverte un’evoluzione verso il superamento del naturalismo impressionista per anticipare quelli che saranno i modi dell’espressionismo.

Le opere della maturità lo consacrano come l’artista che più d’ogni altro ha saputo interpretare la vie moderne.

Il suo personalissimo segno, rapido, duttile, intensamente significativo, trova il mezzo espressivo più consono nella tecnica litografica e nel genere del cartellone pubblicitario, di cui fu l’insuperabile interprete: padronanza assoluta della linea curva, arabeschi, definizione spaziale ardita, stesura à plat  dei colori, sproporzione usata con funzione emotiva, sono tratti caratteristici del suo stile.

Siamo in piena Belle Époque, trionfano il modernismo e l’Art Nouveau; Lautrec, per il quale la percezione non è più attività esclusivamente visiva, ma psicologica, è in sintonia con la sua epoca.

Fu il primo a capire l’importanza della pubblicità e seppe innalzare questo genere al livello dell’arte.

Molti sono i luoghi simbolo di Montmartre ed ancor più i personaggi che l’hanno animata; locali ora trasformati, oppure chiusi per sempre; personaggi famosi ormai inghiottiti dal tempo.

I tratti rapidi e concisi di Lautrec compongono un reportage vibrante su locali come il Moulin-Rouge, il Moulin de la Galette, lo Chat noir, il Divan Japonais; sa far  rivivere l’atmosfera del teatro, del circo, delle maisons closes, sempre con eleganza ed umanità, senza scadere mai nel volgare, qualsiasi fosse il soggetto trattato.

Dotato di un forte spirito di osservazione e di una prodigiosa memoria visiva, evoca  in ritratti sintetici di forte impatto emotivo i personaggi di Montmartre: la Goulue e Valentin-le-désossé, Aristide Bruant, Jane Avril, Yvette Guilbert, Marcelle Lender, e molti altri; grazie alle sue opere, diventano icone indimenticabili.

 

Bibliografia

  • Maria Teresa Benedetti, Henri de Toulouse-Lautrec, l’opera grafica, saggio in catalogo Toulouse-Lautrec, Luci e ombre di Montmartre
  • Toulouse-Lautrec, La collezione del Museo di Belle Arti di Budapest, catalogo della mostra a Roma, Museo dell’Ara Pacis, 4 dic 2015 – 8 mag 2016, Edizioni Skira
  • Jane Avril, Mes mémoires, Phébus, Paris, 2005
  • Renaud Temperini, Estetiche della modernità, in La pittura in Europa,. La pittura francese, Electa, 1999
  • Gérard George Lemaire, L’uomo che adorava le donne, Art e Dossier, marzo 1992
  • Giorgio Cortenuova, Toulouse-Lautrec, Dossier Art n.70, luglio-agosto 1992, Giunti
  • C.Argan, L’arte moderna, Sansoni, 1988
  • L’opera complete di Toulouse-Lautrec, presentazione di Giorgio Caproni, apparati critici e filologici di G.M.Sugana, Rizzoli, 1977
  • Renato Barilli, La “Commedia umana” da Ensor a Lautrec, in L’Arte Moderna, Fabbri 1977
  • Roger-Marx – Umbro Apollonio, Toulouse-Lautrec, l’œuvre graphique, NCR ed.1952
  • Pierre La Mure, Moulin Rouge, Presse de la cité 116, rue du Bac, 116 Paris, 1952
  • Moulin Rouge (film), regia di John Huston, 1952
  • Claude Roger-Marx, Les Lithographies de Toulouse-Lautrec, Fernand Hazan 1951
  • Émile Schaub Koch, Psycanalyse d’un peintre moderne, L’EDITION LITTERAIRE INTERNATIONALE, 1935
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Ferocia

Ferocia ferocia

Ferocia: la cifra del nostro tempo

Nicola Lagioia
La ferocia
Einaudi 2014

 

Ferocia. Essere feroci. La disgregazione familiare e sociale della nostra epoca, di questo nostro mondo impazzito: in ciò consiste la ferocia. Sembra che non sia possibile ricucire gli strappi tra cittadini, tra amici, tra parenti, strappi dovuti all’avidità di soldi e potere, un binomio corrosivo di ogni rapporto, anche il più sacro. Continue reading

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