Orchessa e altre

orchessa

Orchessa, terribile ed “innocente”

Irène Némirovsky
L’orchessa
e altri racconti
Traduzione di Simona Mambrini
Adelphi 2014

Orchessa inconsapevolmente crudele.
L’Orchessa è l’ultimo racconto di questa raccolta. La protagonista è una madre, divorata dall’ambizione, che cerca nel successo delle figlie e della nipotina una rivincita sui propri fallimenti; portando così, inevitabilmente, alla rovina le proprie creature.
Sono racconti apparsi in varie riviste ed in vari periodi, dal 1932 al 1941; hanno in comune la malinconica amarezza che avvolge queste donne.
E se quello dell’orchessa, divoratrice delle proprie figlie, è un caso “anomalo”, “malato”, forse non è il peggiore: è la normalità che è terribile.
Nella commedia borghese di Madeleine non serve aggiungere altro allo scandire del tempo che scorre sempre uguale, siano giorni, oppure anni, o solo ore; sono scene che si fondono nella dissolvenza: un quadro che finisce sfuma in un altro che si intravede, ma in fondo è un’unica composizione di profonda ed amara tristezza, come la strada che la protagonista continua a percorrere da bambina, da adolescente, da sposa, da madre, da nonna, un infinito penare senza gemiti.
La solitudine di Ida, ormai invecchiata, è il risultato del metodico sacrificio di ogni legame sull’altare del successo.
Agnès e Nadine, madre e figlia, si fronteggiano nella loro reciproca incomprensione (e molto di autobiografico deve esserci in questo sordo dolore-rancore).
E c’è la giovanissima Rosine, piena di vita e di sogni, destinata ad intristirsi in un mondo adulto pieno di convenzioni.
Nessuno consola  la “trasparente” Blanche, anche lei con una vita interiore segreta e frustrata.
Ed altre figure di donne, in mezzo alle quali passano le ombre fugaci dei maschi, a volte figure importanti, più spesso comparse. Tra i protagonisti dei racconti c’è anche un procuratore, accomunato alla folla di queste-questi infelici dal male di vivere.

«… nove narrazioni folgoranti dove la Némirovsky ripercorre ancora una volta i temi che le sono cari: il destino di rassegnazione e di attesa che segna la vita di molte donne, la solitudine astiosa in cui invecchiano molte altre, gli oltraggi che il tempo infligge alla bellezza, la nostalgia del passato, il rapporto tra madri e figlie» (dal risvolto di copertina). Storie in cui l’autrice dispiega le sue raffinate doti di scrittrice: «… l’asciuttezza, il cinismo venato di pietà, , l’abilità nel delineare in poche pagine un intero mondo» (dal risvolto di copertina).

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