Di tutte le ricchezze

Stefano Benni
Di tutte le ricchezze
Feltrinelli 2012

«… Oggi il vento autunnale spoglia gli alberi
Dei ricordi ardenti dell’estate
A terra li confonde, ma noi sappiamo
Che ciò che è narrato a noi rimane.»

Si apre con dei versi  questa storia; ne è l’autore Martin, docente universitario in pensione, dedito allo studio di un oscuro poeta impazzito, morto (suicida?) in manicomio, il Catena, i cui componimenti compaiono ad intervalli nella narrazione, come un filo conduttore più dei pensieri che delle azioni.
Le azioni sono quelle di uno che si avvia sul quel sentiero malinconico e solitario che è l’invecchiare. Azioni lente e ripetitive, in attesa di un palpito di vita come le telefonate del figlio lontano.
Intanto, dalla sua casa ai bordi del bosco e un po’ discosta dal paese di Borgocornio, il professore parla con gli animali, saggi interlocutori, e vede sfilare (con cadenza rarefatta) un’umanità piuttosto varia e caratteristica.
Finché arriva chi gli sconvolge la vita e gli regala un soffio di nostalgica giovinezza: «Non sono innamorato di te, Michelle, sono innamorato della tua giovane speranza. Delle speranze che avevo. Vorrei volare ancora, su un aereo, o sulla schiena del diavolo».
Sono pagine di intensa emozione. Molto pacate, pulite; con quell’ironia magica che hanno le favole raccontate senza urlare, ma che sanno essere crudelmente dolorose.
L’autore si rivolge ai lettori all’inizio e alla fine della storia; anch’io mi rivolgo ai suoi lettori con un avvertimento: se state invecchiando, leggete cautamente.

( citazioni in: http://www.fatimabechini.com/2013/01/13/)

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