L’angelo Esmeralda

Don DeLillo
L’angelo Esmeralda
Traduzione di Federica Aceto
Einaudi 2013

“Ecco il mondo, piccole mele verdi e malattie infettive”
Lucide allucinazioni: una coppia che non riesce a rientrare dalle vacanze, due uomini che osservano la Terra dallo spazio, un giovane che fa jogging, una straniera ad Atene durante un terremoto, una vecchia suora, una ragazza che visita una mostra di fotografie, due studenti in un collegio sperduto, dei detenuti particolari, un tizio che per professione guarda film; presenze sperdute in un mondo parallelo, ma poi ci si rende conto che parlano la nostra lingua e vivono il nostro tempo, in pieno, con tutte le angosce del presente. Ognuno di loro sembra un sopravvissuto a qualche catastrofe nucleare, ognuno con l’acuta nostalgia del mondo perduto, ma poi quel mondo è solo e semplicemente il mondo sognato che mai potrà realizzarsi. E ognuno sembra stare lì, ad aspettare una fine imminente. «… uomini e donne bloccati in qualche specie di limbo, figure inquiete che tentano di imporre teorie e desideri a un mondo caotico, privo di senso». La scrittura dell’autore ha una qualità particolare, «… quella di raccontare il presente, ciò che stiamo vivendo, ciò che siamo ora, con una tale precisione, una tale concentrazione dello sguardo, da dare l’impressione di prevedere il futuro. Non è un caso che l’aggettivo più spesso accostato a DeLillo sia “profetico”…». (le citazioni sono riprese dai risvolti di copertina)

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