Nahui

Pino Cacucci
Nahui
Feltrinelli 2010

 

Non è solo la storia di Nahui, ovvero Carmen Mondragon in arte Nahui Olín, ma anche quella di tante donne forti e coraggiose, che hanno saputo far valere la propria presenza nella società; donne combattive, con un ruolo importante nella vita culturale e politica di Città del Messico negli anni Venti, in un periodo cruciale per la nascita del nuovo Messico. «Negli anni della rivoluzione, di Emiliano Zapata e di Pancho Villa. Nel tempo in cui, in nome del popolo e di una libertà che sembrava lì a due passi, un pugno di artisti e di intellettuali scosse dalle fondamenta cultura e politica, creatività e morale di un intero paese.» (dalla quarta di copertina). La piccola storia dentro la grande storia, anzi la grande storia attraverso la narrazione delle vicende particolari di questa donna bellissima, dagli occhi indimenticabili, orgogliosa del suo corpo che considerava opera d’arte, al di sopra delle brame e delle meschinità di chi, quel corpo, voleva rendere merce: «Ho un corpo così bello che non potrei mai negare all’umanità ilo diritto di contemplare quest’opera» (pag.168) Un libro interessantissimo per capire la storia tormentata ma ricca di cultura della società messicana, nelle sue vette artistiche e nei suoi fanghi di corruzione politica: «(…) era il 1927 di Città del Messico, la metropoli più disinibita, in cui si consumava una forsennata, a tratti delirante, demolizione di ogni moralismo. I comportamenti provocatori erano spinti da un genuino bisogno di libertà individuale e collettiva, e quella era la Città del Messico “postrivoluzionaria” dove si stava finalmente realizzando una vera rivoluzione, quella che incrinava pregiudizi consolidati, che metteva in discussione i rapporti tra uomo e donna, tra sfera politica e privata, tra arte e commercializzazione (…) mostrava un volto spregiudicato, pur racchiudendo nelle sue viscere le vestigia del vecchio regime, tracce di pervicace oscurantismo (…) famiglie abituate ad affidare l’educazione dei propri rampolli alle scuole gestite dal clero erede dell’Inquisizione spagnola.» (pp.168-169)

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