Caduta nel vuoto: il senso dell’esistenza nella pittura di Francis Bacon

caduta nel vuoto

caduta nel vuoto: il senso dell’esistenza nelle pitture di Bacon

Caduta: una parola chiave per la comprensione di Bacon.  (scarica il pdf)

Chi è Bacon?  Risponde lui stesso: «Più che un pittore, penso spesso di essere un medium del caso e del fattore accidentale.»

Bacon era un autodidatta. In tutti i sensi. Cacciato di casa a sedici anni dal padre perché omosessuale, malato di asma cronica fin da piccolo, diventò ben presto un giocatore incallito;  beveva molto e conduceva una vita alquanto sregolata.

Ma in lui la passione per la pittura fu travolgente. E furono soprattutto gli Spagnoli a segnare la sua strada, Velásquez, Goya e soprattutto Picasso.

La sua pittura vuol essere un’azione autonoma dall’imitazione della realtà; le immagini provengono da bisogni inconsci e da forze oscure e minacciose, che il pittore deve intercettare per trasformare questo magma informe in figurazioni espressive volte a colpire il sistema nervoso.

L’essere umano è colto nella sua condizione di caduta.

In Studio del corpo umano del 1949, l’immagine che svanisce al di là della tenda evoca una figura piena di energia animalesca e al tempo stesso vulnerabile, come un eroe decaduto, che ha perso quel primato al centro dell’universo che la condizione umana gli attribuiva.

Il tema della caduta si ritrova anche in Studio del Papa Innocenzo X di Velázquez (video), del 1953, dove del potere papale rimangono vestigia in, appunto, caduta libera.

In Crocifissione  del 1965 introduce l’uso del trittico di grandi dimensioni. In quest’opera si puntualizza il concetto del valore catartico dell’arte: il dramma che strazia la psiche può essere contemplato e trovar pace nell’equilibrio dell’immagine tragica. E tuttavia questo equilibrio è sempre minacciato da forze oscure e caotiche che sono tenute sotto controllo dall’arte solo provvisoriamente.

In questo, come negli altri suoi dipinti, non c’è narrazione, non viene illustrato un avvenimento: è il pittore che deve “reinventare il realismo, riportarlo al sistema nervoso attraverso la sua invenzione, perché in pittura una cosa come il realismo naturale non esiste più” (in Sylvester)

Negli anni sessanta Bacon dipinge soprattutto ritratti di persone conosciute. Infatti i rapporti di amicizia con le loro implicazioni psicologiche rendono più acuto il suo ”istinto visivo”; solo così riesce a piazzare la “trappola per catturare” i caratteri più veri della della persona ritratta. E nello stesso tempo cogliere la tragedia cosmica dell’esistenza che è in ogni essere umano.

Le opere più belle di Bacon sono i grandi Trittici.

Quello dedicato all’amico Lucian Freud, Tre studi di Lucian Freud, del 1969, è risultato il dipinto più pagato della storia.

Sospesi, prossimi alla caduta, questi corpi,  in Trittico – Studi del corpo umano, del 1970. In un equilibrio instabile. La caduta è la principale categoria di lettura della sua opera.

Il Trittico in memoria di George Dyer  del 1971 racconta qualcosa, un momento raro nella sua produzione. Racconta la fine di Dyer.

L’anno dopo la storia sarà di nuovo raccontata in Trittico agosto 1972. Più che una caduta, è una dissoluzione nel nulla.

E poi ancora in Trittico maggio-giugno 1973 dove la morte del compagno è descritta in tutta la sua cruda realtà.

Fino al Trittico del 1974 (ripreso poi nel 1977) sempre dedicato alla morte di Deyer. Ma qui non vi sono nessi logici che permettano una narrazione. Sembra che, dopo aver documentato, con date precise, lo svolgersi del suo dolore, l’artista sia pervenuto in un luogo mentale senza tempo, in cui  la morte dell’amico possa essere contemplata e il dolore lenito nella catarsi dell’immagine.

Se  vogliamo accettare il fatto che Bacon abbia sempre ritratto se stesso, allora il punto d’arrivo è Studio di autoritratto – Trittico del 1985-1986.

Il suo percorso pittorico era iniziato con dei mostri appollaiati su trespoli, ora il viaggio è quasi finito ed è lui stesso a rimanere in bilico su una struttura instabile, vulnerabile e tormentato. Prossimo alla caduta?

Riprendiamo la domanda dell’inizio : chi è Francis Bacon?

Lasciamo la parola a Manuela Mena (video): «Francis Bacon è considerato come uno dei pittori più importanti del secolo XX. La sua visione del mondo, impavida e assolutamente individuale, si tradusse in immagini, immediate o senza tempo, di sensualità e brutalità. […] Nella sua condizione di ateo, Bacon si propose di esprimere ciò che vuol dire vivere in un mondo senza Dio e senza vita ultraterrena. Giustapponendo la pulsione sessuale e l’energia fisica alla disperazione e all’irrazionalità, mostrò l’essere umano come niente di più che un animale. In risposta alla sfida che la fotografia lanciava alla pittura, sviluppò un singolare realismo, capace di comunicare più da vicino il senso dell’esistenza, più della rappresentazione fotografica. In un’epoca dominata dall’arte astratta, riunì e consultò un vasto repertorio di immagini che comprendeva l’arte del passato, la fotografia e il cinema.»

 

Bibliografia

 

Luigi Ficacci, Bacon, Taschen 2010

David Sylvester, Interviste a Francis Bacon, Skira 2003

Jonathan Littel, Trittico – Tre studi da Francis Bacon, Einaudi 2014

Philippe Sollers, Le passioni di Francis Bacon, Abscondita 2003

Flavio Caroli, Le vite degli altri, Electa 2014

Sebastian Smee, Artisti Rivali, UTET 2016

Michel Leiris, Francis Bacon, Face et profil, Albin Michel 2004

Gilles Deleuze, Francis Bacon – Logique de la sensation, Seuil 2002

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