Passioni

Le passioni di Bacon per la vita, per la pittura

Le passioni di Bacon

Philippe Sollers
Le passioni di Francis Bacon
Traduzione di Piero Pagliano
Abscondita 2003

Passioni: il termine definisce ad un tempo il critico Sollers e il pittore Bacon. Tra i due c’è una sintonia di atteggiamenti che fa scaturire da questa analisi-racconto la stessa misteriosa fascinazione che si prova davanti alle pitture dell’artista.
«Bisogna scrivere come la musica suona, come la pittura dipinge, come la scultura scolpisce, come la danza danza. Che vuol dire: come la parola parla, e come la scrittura, se è libera, scrive.» (Sollers)

Passioni per passioni.

Non è una trattazione sistematica, non ha ordine cronologico, né percorsi stabiliti. Piuttosto è un viaggio poetico, ma estremamente lucido, tra le tele, anzi, dentro le tele (e passioni) di Bacon.

Questo viaggio si ramifica in modo suggestivo in tanti rivoli per esplorare territori culturali legati in qualche modo a Bacon: il surrealismo, la tragedia greca, Shakespeare, Eliot, Lautréamont…

Sollers collega costantemente l’opera del pittore agli aspetti più critici della società contemporanea. La colloca davanti alla devastazione del nostro tempo in modo che le passioni di Bacon ci guardino direttamente dentro gli occhi, al di là degli occhi, dentro le cellule nervose.

Per questo motivo un sommario dell’opera è arduo. Tuttavia possono essere individuati i seguenti temi:

  • La fama di “pittore maledetto” soggiogato da passioni incontrollate e, per contro, la sua capacità di ridurre tali passioni ad immagini artistiche.
  • La concezione della vita di Bacon che, avido di vita, si considera un ottimista sul nulla. E questo viene sempre esplicitato con una sorta di gaiezza umoristica.
  • Il ruolo del caso nell’azione pittorica: Bacon dice di se stesso di essere soprattutto “ricettivo”.
  • Lo scopo della sua pittura è dichiarato (e raggiunto): colpire il sistema nervoso. I suoi quadri sono considerati orribili, perché sono “diretti”.
  • L’avversione dell’artista sia contro la pittura astratta che contro la pittura-illustrazione. Perché il suo intento è quello di contrastare il peso di una ricaduta realistica.
    «Una forma non illustrativa agisce prima sulla sensibilità, e in seguito vi riporta, lentamente, goccia a goccia, al fatto.»
  • La deformazione dell’apparenza per attingere ad una più vera immagine dell’apparenza.
  • L’incidenza nella sua opera della relazione con George Dyer (in particolare dopo la morte di quest’ultimo).

All’interno di queste tematiche Sollers propone letture sorprendenti di alcuni quadri. Uno per tutti:

Quadro, 1946: «Potrebbe intitolarsi “Il nuovo padrone del mondo”. È un sommario, all’umor nero, degli episodi precedenti. E annuncia quelli che seguiranno. La Macelleria e la Banca si trovano riunite sulla tela di dissezione delle apparenze. Sentite quasi il rantolo o il grugnito di soddisfazione intensa del grosso businessman, vedovo o beccamorto, che mostra i denti sotto il bue che pende squartato. Buongiorno, Rembrant: se piove, sarà sangue.»

In frasi memorabili Sollers sa racchiudere una profonda comprensione di quest’arte.

«Come se questo pittore atterrasse da un’altra galassia: mutante, marziano, messaggero dell’antimateria.»

A proposito della sua pittura giudicata orribile, Sollers pensa che Bacon potrebbe rispondere così:
«Essa rivela il sonno della ragione in quelli che la trovano mostruosa, mentre io, al contrario, faccio vedere come il risveglio dei mostri abbia generato una metamorfosi della ragione. […] io, il pittore, devo esporre la nuda verità del teatro in corso.»

«Bacon dipinge l’eroismo, perfettamente gratuito e insolito, dell’essere-lì. Tragedia? Sì, certamente, ma senza patetico: la violenza per sé stessa, in tutta serenità, come una legge.»

«La lezione di anatomia di Francis Bacon è un fuoco artistico

«Bacon è l’artista dell’enormità. È poco probabile che diventi presto un familiare abito smesso, perché la sua opera evoca troppo precisamente il rovescio della devastazione che subiamo.»

«Bacon non ha mai potuto fare altrimenti che troppo vero. Il troppo vero  cambia con le epoche. Quella di Bacon, la nostra, è sottomessa a un’accelerazione di devastazione e di vacuità, diluvio anestetico di immagini che reprime la possibilità di pensare. Di conseguenza, si tratterà di far sputare la verità a questa forza di occupazione…»

«Dipinge degli spazi straziati dal tempo.»

«Del resto tutti i suoi quadri potrebbero intitolarsi Irruzioni.»

E così via.

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