Assurdità coerente

assurdità dentro l'immagine

assurdità e coerenza espressiva

Luigi Ficacci
Francis Bacon
1909-1992
Sotto la superficie delle cose
Taschen 2010

Assurdità come coerente realtà espressiva: è questa la cifra con cui il critico legge l’opera di Bacon. Ficacci analizza le tappe fondamentali di questo percorso pittorico volto a dare espressione a quelle forze interne all’individuo che, percepite in modo confuso e violento, possono essere contemplate solo attraverso la pittura che dà realtà autonoma alle immagini dell’inconscio. Il suo racconto può sembrare ripetitivo e monocorde, ma, alla fine, ci si rende conto che riesce a scavare sempre più a fondo nell’interpretazione dell’opera di Bacon, di cui traccia il percorso verso la realizzazione di quadri sempre più armonici e “quieti”, “assurdamente belli”, ma disperatamente minacciati da quelle forze oscure e caotiche che ne intaccano l’equilibrio.
Il libro ha un apparato iconografico accurato con abbondanza di riproduzioni delle opere di Bacon e con foto significative dell’artista. Alla fine è tracciata una biografia strettamente legata alla produzione pittorica.

Sintesi:

  • «My whole life goes into my works» – La poetica di Francis Bacon.
    La tragedia dell’esistenza trova realtà nell’opera d’arte, che esprime il sentimento interiore ed irrapresentabile della coscienza. Così la pittura diventa l’’espressione violentemente tragica della condizione del singolo individuo all’interno di una società esteriormente vincente e apparentemente contrassegnata dal progresso. Condizione che è dell’europeo di oggi. Bacon diventa, quindi, imprescindibile per la comprensione dello spirito del XX secolo.
  • «Obsessed by life» – L’espressione dell’orrore.
    Bacon fa iniziare la sua storia artistica da Tre studi per figure ai piedi di una crocifissione, del 1944. In questo trittico elementi umani e bestiali si confondono in una comune deformazione. Attraverso ciò può esprimere la disperazione che nasce dal dramma immanente di una catastrofe, ma che trascende il contingente per rappresentare l’orrore in sé nella forma artistica del grido. Il titolo “Studi” rimanda al vero oggetto dell’immagine, il momento preventivo del fare artistico. In questo modo ci comunica che il vero soggetto dell’opera è l’arte stessa e non la rappresentazione del reale.
    In Quadro 1946 l’assurdo diventa coerente realtà espressiva, confermando ancora una volta che l’immagine dipinta è di natura artificiale e non è costruita secondo la logica della realtà.
  • «The sensation without the boredom of its conveyance »- Il corpo umano.
    Con Studio di corpo umano del 1949 Bacon, attraverso la tipologia della statua (motivo centrale della storia artistica occidentale), è alla ricerca di una rappresentazione moderna della figura umana. La realizza in una struttura volumetrica colta al limite della disgregazione, una figura di eroe decaduto, che ha perduto la possibilità di essere al centro di una realtà prospettica ed armonica. Una disgregazione che si accentua in Senza titolo (Nudo accovacciato) del 1950-51, in cui si assiste alla trasformazione del nudo eroico michelangiolesco in mostro goyesco e dove è cancellato il sistema dello spazio costruito a misura della centralità dell’uomo: ne rimangono le tracce, un simulacro del suo sistema prospettico.
  • «Painting is the most artificial of the art» – La scena della tragedia.
    Tre figure in una stanza del 1964 è un trittico di tele monumentali che segna una rivoluzione nella poetica di Bacon. Infatti, annullato ogni sostegno prospettico, discorsivo o illustrativo, rimane solo il manifestarsi della forma. Un percorso che si sviluppa ulteriormente in Crocifissione del 1965 , dove  è evidente lo schema di catarsi realizzato in uno spazio che è stanza dell’inconscio: il dramma subíto nella coscienza si lascia contemplare nell’equilibrio della tragedia.
  • «The living quality» – Ritratti.
    Nella ritrattistica Bacon ricerca il modo per far emergere la tragedia cosmica dell’esistenza dalla raffigurazione di persone conosciute, con cui più intensa è l’implicazione psicologica. In Tre studi di Muriel Belcher del 1966  dall’azione rapida di pochi gesti pittorici violenti e decisi emerge una figura vivida che condensa i caratteri più veri della persona ritratta. Un punto d’arrivo può considerarsi Studio di autoritratto – trittico del 1985-1986 in cui la disgregazione della materia diventa vaporizzazione. In questo quadro la pittura rivela in pieno la sua capacità di far emergere le forze interne della figura, quel desiderio vitale e quel senso di morte che, stimoli opposti, la lacerano, ma che sono la sua vera essenza.
  • «I think of myself as a maker of images» – Fonti di ispirazione.
    Bacon si considera un medium che trasforma complessi informi di sensazioni in immagini. Nel suo processo inventivo hanno funzione di stimolo foto, immagini di giornali, riproduzioni di opere artistiche, fonti di ogni tipo, che non sono mai modelli: l’artista ne usa elementi decontestualizzati per dar loro una nuova coerenza pittorica.
  • Biografia dell’artista.
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