Il viaggio infinito

 

viaggio infinito

viaggio infinito tra isole e terre lontane

viaggio infinito 

… e poi andare per sempre lungo le coste frastagliate e vedere il colore del mare che cambia col trascorrere dell’ore vedere le luci della costa che ammiccano insolenti nel richiamo ma noi guardiamo i giochi del sole e della luna delle stelle e del cielo sulle onde voraci che ci mangiano il cuore ci strappano i ricordi ci trascinano nel viaggio infinito ci consolano nell’eterno presente di uno sguardo che si posa ammaliato sui riflessi del mare senza tempo andare e andare e poi andare…

Mi è sempre piaciuto viaggiare sull’acqua; non troppo lontano dalla costa, possibilmente.
Anni fa ho percorso l’Adriatico da Venezia a Brindisi, per arrivare, attraverso l’Egeo, ad Istanbul.
Ho passato il mio tempo a bordo osservando l’avvicinarsi e l’allontanarsi delle coste e i cambiamenti del mare.
Sotto il sole del mattino abbiamo costeggiato il Peloponneso; ricordo ancora una bianca costruzione isolata su una roccia pendente sul mare, forse un faro.
Ad Istanbul siamo arrivati all’alba e un raggio di sole accendeva la sommità di un minareto.
Nel viaggio di ritorno abbiamo attraversato lo stretto dei Dardanelli di notte, accompagnati da lontane linee di luce che disegnavano la costa.  E poi,  passando tra la costa e Itaca, il profilo di quest’isola che si stagliava contro il cielo del tramonto, mi ha trasportato in un non-luogo antico.

C’è una specie di sospensione del tempo quando lo sguardo rimane incollato al trascorrere di acque e terre mentre arriva il buio della notte e  luci lontane ti segnalano il tuo straniamento.

Il quadro e le parole, che aprono l’articolo, nascono dai ricordi di un viaggio infinito; un viaggio infinito nella mente e nel desiderio, una fuga dall’inesorabile ticchettio dell’orologio che scandisce il passare del tempo, l’illusione di sfuggire ad una tirannia. Un viaggio che è, umanamente ma con rimpianto, finito.

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