metamorfosi picassiane

metamorfosi picassiane

metamorfosi picassiane: umano-disumano, incantesimi-esorcismi nella mitologia dell’artista

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Metamorfosi picassiane: un percorso infinito.

Parlare di Picasso  in modo esauriente è impossibile; non si è giunti a tutt’oggi ad un’interpretazione completa della sua opera; non è possibile analizzare la genesi e lo sviluppo della sua creazione artistica, visto il dinamismo inesausto che la caratterizza e considerata la complessità del contesto in cui opera.
Dopo una preparazione accademica impeccabile, nutrita da una abilità artistica eccezionale, Picasso comincia a Parigi la sua educazione “moderna”, studiando  le tecniche pittoriche dei neo e post-impressionisti, dei Nabis, di Van Gogh.
Siamo nel 1901 e l’artista, profondamente segnato dal suicidio dell’amico Casagemas, dipinge tutta la povertà, la solitudine, la tristezza, che opprimono la sua vita: nei quadri del periodo i contorni si fanno morbidi e continui, il disegno diventa visibile, si riducono la varietà e l’intensità dei colori che scivolano verso la monocromia del blu in tutte le sue sfumature.
Negli anni 1904-1906, periodo che alcuni definiscono “rosa”, diventano sempre meno frequenti i temi della prostituzione, le scene di sesso, la predominanza del blu, il grafismo serrato. A differenza del periodo blu, durante il quale l’artista produsse poche opere (ma molti studi preparatori), il periodo rosa è caratterizzato da una vasta e disomogenea produzione.
È il periodo degli Arlecchini e dei saltimbanchi, ma non solo, con opere caratterizzate dalle tonalità del rosa e da un’atmosfera non più drammatica, ma di dolce malinconia.
A Gósol, dove si reca nel 1906, medita su Il bagno turco di Ingres, che diventa per lui un punto di partenza per i suoi “esperimenti” sulla figura umana e che apre la strada a Les demoiselles d’Avignon.
A Gósol ritrova la sua Spagna, con i suoi colori e la sua severità, osserva la vita locale, dipinge nudi di adolescenti e cavalieri, personaggi dallo sguardo incerto e situati in uno spazio poco definito, in un’atmosfera che allude all’antichità; i colori sono sobri, spesso un monocromatismo attraversato da ocra e bistro.
Con l’interesse per la scultura iberica preromana si accentua la sua attenzione ai volumi e a una pittura geometrizzante.
Questa stagione pittorica si può dire conclusa con il Ritratto di Gertrude Stein.
Il percorso che porta a Les demoiselles d’Avignon è complesso e tormentato, con modifiche e ripensamenti.
Dal punto di vista contenutistico ci rinvia alle convinzioni socio-politiche di Picasso, che vede e ritrae la dura realtà della prostituzione; da un punto di vista formale, rappresenta il punto d’arrivo del processo cominciato a Gósol: consolidamento dei volumi e geometrizzazione con l’ uso consapevole di un linguaggio matematico.
Successivamente Picasso procede nella sua ricerca di resa scultorea di anatomie costruite con forme geometriche: non è un percorso lineare, ma piuttosto un andirivieni, un processo endogeno a cui per convenzione si dà il nome di cubismo analitico.
Dopo la guerra si apre la fase classica: un classicismo inconfondibile e decisamente personale.
Nel 1925 arriva l’epoca dei “mostri”, delle “metamorfosi picassiane”: anche se l’essenza surrealistica delle opere di Picasso è controversa le creature evocate dalle opere del periodo sembrano provenire da oscuri recessi dello spirito.
Dalla Danza del 1925 a Donne nude sulla spiaggia del 1937 l’opera di Picasso diventa sempre più intima, psichica e autobiografica; comincia la fase del biomorfismo sessuale che sconvolge e deforma la figura femminile, dando vita ad una mitologia suggestiva che non è sempre decifrabile e che assume un nuovo significato con l’inizio della guerra civile spagnola in Guernica.
Durante gli anni della seconda guerra mondiale la raffigurazione del nudo diventa una strana metamorfosi in cui volumi ed organi sono aggregati in modo inquietante.
Quando la guerra finisce rimangono le macerie e la terribilile verità dei campi di sterminio che Picasso visita. Si apre il tempo della pittura politica; l’artista riafferma con forza la sua concezione di una pittura fatta non per decorare gli appartamenti, ma per lottare contro i mali del mondo.
Negli ultimi venti anni della sua attività Picasso intraprende  essenzialmente tre percorsi: dipingere la pittura, lavorare sul tema del pittore e la modella, trarre le estreme conseguenze dalle sue ricerche artistiche precedenti.

BIBLIOGRAFIA

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