La perferzione

perfezione

Perfezione danza disegno colore luce

Francesca Castellani e Maurizio Cecchetti
Edgar Degas
La vita e l’opera
Mondadori 1998

Perfezione: è la cifra che connota Degas.
Partendo dall’opera di P.Valery , gli autori tracciano il profilo dell’artista «una figura elitaria e complessa, un irrequieto, un formalista, innamorato della perfezione…». Mettono in luce quei tratti che lo distinguono nettamente dagli artisti impressionisti, la sua avversione per la pittura in plein air, per la spontaneità e l’immediatezza, il suo profondo legame con la tradizione del disegno.
«Se Monet è “puro occhio”, come diceva Cézanne, Degas è cervello, memoria, speculazione: il contrario dell’intuito…».
In tal senso, e soprattutto per la sua costante tendenza verso la sperimentazione, è accostato ai maggiori artisti del Novecento.
Il libro analizza gli aspetti diversi della sua arte: la pittura giovanile legata alla tradizione classica fino alle opere mature più radicali, l’opera grafica, la scultura, a cui viene dato un rilievo fondamentale: Degas e Rodin sono i massimi rappresentanti della scultura della loro epoca.

Sintesi:

DEGAS E IL PIACERE DI RICOMINCIARE

Vorrei essere illustre e sconosciuto (F.Castellani): Degas è artista votato al rigore, continua a rielaborare le sue opere; secondo il suggerimento di Ingres si applica ad un continuo esercizio del disegno e della linea. La sua formazione si completa con i viaggi in Italia, da cui ricava un “deposito” di immagini continuamente rielaborato.
Verso il contemporaneo (F.Castellani): Dopo le pitture di storia, D. affronta il contemporaneo ritrendo i soggetti al centro delle loro occupazioni quotidiane.
La rivoluzione dello spazio (M.Cecchetti): D. dipinge la vita mondana ma anche il mondo marginale e rende epico il gesto quotidiano di stiratrici, modiste e ballerine. La sua pittura è come un palcoscenico su cui si muove la scena osservata dagli spettatori.
Dalla fotografia al “japonisme” (M.Cecchetti): D. seziona e ritesse chirurgicamente il reale eliminando il superfluo. Si accosta alla fotografia scientifica, però il percorso non è dalla fotografia al quadro, ma viceversa. Il soggetto è colto in un istante fotografico. Si può prefigurare un parallelo tra la sua pittura e la filosofia di Bergson (che mette a punto il concetto di durata, stabilendo un rapporto tra memoria e mutamento della realtà, che non è statica ma viene mutata dall’incontro con l’intelligenza). Come per molti artisti dell’epoca, anche per D. la scoperta dell’Oriente è stata fonte di ispirazione.
Un alfabeto semplice, concreto e chiaro (F.Castellani): D. ha una grande capacità di creare variazioni sul tema, di costruire l’inedito sul già detto. Il suo è un disegno progressivo, la cui veridicità posa non sulla fedeltà alla visione, ma sulla memoria che sintetizza.
Gli ultimi anni (F.Castellani): Si dedica ai paesaggicontinuando gli esperimenti formali; adotta la tecnica del monotipo; ne risultano quadri quasi astratti connotati da metamorfosi spaziali. Si applica anche alla fotografia che realizza secondo il modello dei suoi quadri. Gli ultimi nudi ci presentano figure “mangiate” da un colore fiammeggiante, sganciato dalla realtà.
La scultura (M.Cecchetti): Anche nella scultura D. traduce l’idea della durata e del legame metamorfico tra materia e memoria, studia le singole parti per poi aggregarle con l’immaginazione in una visione sintetica.

Nella seconda parte del libro sono riportate, per ogni capitolo, le riproduzioni delle opere più signicative, oltre ad una documentata biografia dell’artista.

 

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