La grande bellezza

La grande bellezza
di Paolo Sorrentino
Con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte
Italia, Francia 2013

La grande bellezza esibita e la bellezza nascosta.
Qual è la grande bellezza ?
Roma. La grande bellezza. Bella nella sua decadenza: piccoli ritagli ci parlano di qualcosa di irraggiungibile e perduto, una bambina dietro il cancello di un convento, uno strano custode di palazzi che ci guida nella notte a vedere capolavori illuminati da una debole luce, il fascino notturno delle terme di Caracalla, quel piccolo grande capolavoro che è il tempietto del Bramante in San Pietro in Montorio, una giovane suora che rincorre due bimbetti in uno splendido giardino visto dall’alto, e poi il tramonto contro cui si profilano neri pini marittimi, e ancora i tetti di Roma, la luce particolare di Roma.
Bastano i ritagli a comporre la grande bellezza antica e sfumata?
Roma. Cafona nella sua decadenza: una sfilata di  gente “bene”, dal cardinale mondano all’intellettuale impegnata, dai frequentatori di medici-stregoni dispensatori di botulino alle vecchie dame incartapecorite, dalle giovani donne perdute in un vortice di musica ballo sesso alcol droga alle non più giovani donne che non si sono accorte degli anni in più, della ciccia in più, delle rughe in più, e continuano a vestirsi e a comportarsi come diciottenni disinibite, dai riccastri vanitosi ai nobili decaduti che si affittano per una serata.
E dietro a tutto ciò il vuoto. Il nulla.
La bambina nascosta nella cripta del tempietto di Bramante dice al protagonista:«Tu sei nessuno»
« Le vedi queste persone? Questa fauna? Questa è la mia vita. E non è niente. » (Jep Gambardella)
In mezzo a questi relitti, di bellezza e di volgarità, naviga, a vista, Jep Gambardella (eccezionale Toni Servillo), scrittore di un solo romanzo scritto quaranta anni prima; il film si apre con la terribile e volgarissima festa “bene” dei suoi 65 anni. Lui osserva e sa valutare tutta quella fauna disastrata e ridicola dei suoi conoscenti, ma è troppo pigro per  abbandonare quel mondo e cambiare la sua vita fatta di gin tonic e di chiacchiere ciniche e futili. Ogni tanto intervista personaggi assurdi per la rivista diretta da una saggia nana, visibilmente soddisfatta di poter osservare gli altri dall’altezza di un bambino. Ogni tanto lo visitano i ricordi, ogni tanto incontra qualcuno di meno vuoto, ma tutto sparisce, tutto muore.
Roma muore e il suo funerale è scandito dalla musica pop a tutto volume alternata a cori serafici di musica sacra.
Alla fine la faccia, incredibilmente orrenda nella sua bellezza intagliata, della santa in visita alla città eterna sugella questa mistura contrastante e surreale.
La vita è solo un cercare rari momenti di bellezza in attesa della morte.

E forse è questa la grande bellezza.

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