L’altro ritratto

L’altro ritratto
Mart, Rovereto
05 ottobre 2013 / 12 gennaio 2014
a cura di Jean-Luc Nancy

Due sguardi, due mostre, collegate dalla riflessione di un filosofo francese: «L’altro si ritira nell’abisso del suo ritratto – ed è in me che risuona l’eco di questo ritiro. L’Annunciata di Antonello da Messina guardava il mistero divino, il ritratto di oggi guarda verso il suo misterioso ritiro» (Jean-Luc Nancy)
Un viaggio nel ritratto contemporaneo dalla fine del Novecento fino ai nostri giorni.
Dopo l’incantesimo degli sguardi antonelliani che ci consolano regalandoci la sicurezza del radicamento, ci si trova, estraniati, davanti alla contemporaneità: il nostro presente, così pronto a fagocitarci, ma nello stesso tempo a respingerci, così avvolgente eppure elusivo; il nostro “onnipresente” eppure assente.

Un Totem solitario (Alberto Giacometti) ci accoglie alla fine di un lungo corridoio che prelude alla mostra.
Da ieri a oggi: un ritratto che guarda un ritratto, e altri oltre altri cioè i morti anonimi che dagli annunci funerari Christian Boltanski ha ricavato.
Sulla parete di fronte due volti raccontano l’impenetrabilità:   volto respintochi è costui? (Lucien Freud, Francis Bacon); altri due volti, invece, raccontano l’ufficialità: un’intima gloria  – ritratto di gloria, un tempo  (Caroline Kennedy di Warhol e la regina Elisabetta di Richter).
Attraverso la traccia della fuga di uno sguardo ci si inoltra nel tormento della ricerca dell’identità – domande, paure, reticenze, autocommiserazioni: chi sono io?  – vi interrogo circa il soggetto che io sono – paura di non ritrovarsi, – un giorno gli dei si ritirano –  inapparizione – volto che piange su di sé –  cifra di una sparizione – appuntamento –  io sono, lei è, noi siamo – modelli senza somiglianza.
Ma «L’identità del volto è fuori di sé e fuori del sé».
Come le molte immagini di autorappresentazione di Molder, o gli altri stessi di Marlene Dumas, o i ritratti delle informazioni-formazioni-deformazioni in cera di Thomas Schütte, o altro ancora fino ai bellissimi video della De Lorenzo.
Si può «Identificare la sparizione» ?
Ci rispondono il volto destinato al segreto di Meoni e l’immagine che si ritira nella sua immagine di Luca Rento; ma soprattutto l’eterno differente ritorno dello stesso di Fiona Tan.
La configurazione di Burson, la trasfigurazione di Anderson, la nascita del volto di Coplans, l’Homo deus absconditus di Gordon ci ricordano che “monstrum” è strettamente legato al “mostrare”.
Altre tracce ancora ci raccontano di (o tacciono su) noi stessi.
Infine l‘Infinito altro: un pennello bagnato traccia sul cemento (Muñoz, già visto alla Biennale di Venezia 2007) i tratti di un volto che continuamente spariscono per descrivere l‘attrazione del tratto ritracciato.

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