Antonello da Messina

Antonello Da Messina
Mart Rovereto
5 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014

Una coproduzione Mart e Electa
a cura di Ferdinando Bologna
e Federico De Melis

In modo leggero, senza pedanterie, la mostra ci guida dagli esordi messinesi e napoletani di Antonello fino alle sue opere mature.
Vengono sottolineati – con esempi in mostra – i riferimenti figurativi rappresentati da Colantonio e da Van Eych – per non citare altri meno noti – e, soprattutto, viene evocata, non esemplificata in mostra ma presente nella mente di chi osserva le opere mature di Antonello, la grande lezione prospettico-luminosa di Piero della Francesca.
Si respira l’atmosfera ampia e fervida di esperienze che disegnano la rilevanza internazionale di Antonello nel Quattrocento: Napoli Spagna Provenza Fiandre Urbino Venezia.
Naturalmente, non è dimenticata l’importanza dell’incrocio con la cultura fiamminga: «…un pittore che, a metà del Quattrocento, si fa interprete, al massimo grado, di un fermento creativo mediterraneo ed europeo incentrato sull’incontro-scontro tra la civiltà fiamminga e quella italiana».
Le opere esposte sono tali che anche uno solo di tali capolavori merita la visita – e cito l'”Annunciata“, il “Salvator Mundi“, il “Cristo alla colonna“; vi sono poi opere che non erano presenti nelle rare mostre dedicate recentemente ad Antonello, come il “Ritratto d’uomo” restaurato di Filadelfia o la “Madonna Benson” di Washington”.

Non ripeto quel che fiumi di parole hanno rivelato sull’intensa umanità che emana dai volti antonelliani, né quelle sull’incanto che suscitano certi sguardi; e neppure mi soffermerò sulla perfezione di quelle mani protese verso lo spettatore a definire uno spazio profondo al di là di chi vede, quasi un luogo  di colloquio intimo e speciale.

Parlerò delle delusioni, naturalmente personali, di questa mostra.
Quali opere sono mancate?
Il “san Girolamo nello studio” di Londra, stupefacente tavola enciclopedica nelle sue ridotte dimensioni.
Sempre dalla National Gallery londinese avrei voluto veder arrivare la ancor più piccola Crocifissione (nella mostra ce n’è una simile, ma non ha il fascino di quella, che ritaglia in alto solo il Cristo e disegna un cerchio formato dalla linea delle acque del lago all’orizzonte e dal profilo arcuato della Madonna e di San Giovanni ai piedi della croce).


E mi è mancato, anche, lo sguardo beffardo del Ritratto Trivulzio.
Per non parlare del sorriso dell’Ignoto marinaio, che mi guarda dalla copertina del libro di Consolo.

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