Manet a Venezia

                               

Manet
Ritorno a Venezia
Venezia
Palazzo Ducale 24 aprile/18 agosto 2013
(prorogata all’1 settembre)

Uno dei propositi di questa mostra è rintracciare nell’opera di Manet le influenze del Rinascimento italiano; naturalmente, il confronto che vuol esserne l’esempio (e che, soprattutto, diventa spettacolare richiamo) è tra l’Olympia e la Venere d’Urbino.

La mostra comprende nove sezioni:

– I soggiorni italiani di Manet
– la sala con la Venere e l’Olympia
– le nature morte
– la sala con le rappresentazioni della Passione di Cristo
– i dipinti che testimoniano del rapporto, molto vivace, di Manet con la musica e la  cultura  del tempo
– i dipinti “spagnoli”
– i legami con Baudelaire, Zola e Mallarmé
– i ritratti e i soggetti di costume degli anni ’70
– il tema del mare

Vi sono accostamenti, a mio avviso, non sempre appropriati (nel senso che cercherei tracce in generale, non in quadri specifici).
Rimane comunque una mostra interessante sia per la qualità delle opere (nonostante la delusione per non aver rivisto Le Déjeuner – quello in mostra ne è la replica, più piccola), sia per la ricchezza della documentazione.
Interessanti i piccoli esercizi di stile, disegni, acquarelli, ripresi da opere famose. Incantevoli i ritratti di Berthe Morisot, la giovane cognata – e valente pittrice.
Dopo aver constatato che Venere è veramente una dea (in tutta la sua grazia sensuale), e che Olympia è veramente una prostituta (in tutto il suo  freddo splendore), si può rimanere incantati dal fascino di quel capolavoro che è Le Fifre (Il piffero), dove è possibile perdersi nell’ovattato sfondo grigio, attratti dalla figura del bambino-suonatore, vestito di nitidi colori. Oppure misurare, ne Le Balcon, la profonda tristezza negli occhi di Berthe Morisot, qui ritratta per la prima volta.
I ritratti costituiscono la parte più attraente della sua opera: si rimane presi dalla profondità di certi sguardi, dalla tristezza di certe espressioni; inoltre si valuta meglio, secondo me, in questi grandi quadri di figure la distanza (ovvia) tra il modo di far pittura degli artisti del passato, da cui prende spunti, e la sua nuova maniera, che stende i colori senza sfumature, accentuando i contrasti e creando la forma con nitide pennellate.
Personalmente preferisco queste opere, mentre mi lasciano indifferente le sue nature morte e i suoi paesaggi.
I quadri piccoli (a parte i disegni e gli acquarelli) non mi dicono granché.

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