La piel del tambor

Arturo Pérez Reverte
La piel del tambor
DEBOLS!LLO 2012

Sullo sfondo una Siviglia affascinante, avvolta in un’atmosfera incerta: allegria e voglia di vivere da una parte, malinconia profonda che nasce dalla sensazione che tutto stia per finire dall’altra; una Siviglia in bilico tra la sfrenata modernità – e cinismo – di chi aspira solo a denaro e potere e l’attaccamento alla propria storia di chi ancora è capace di coltivare sogni – o almeno nostalgici ricordi.
C’è una chiesa barocca al centro di tutto, c’è un pirata informatico che  si intrufola nel computer personale del Papa per chiedere aiuto contro chi, quella chiesa, vuol radere al suolo in quanto ostacolo ad una lucrosa speculazione edilizia. In questo affare ci sono gli oppressori avidi (banchieri, investitori stranieri, arcivescovo) e gli oppressi indifesi (un parroco apparentemente rozzo e molto sospettoso, fiancheggiato da una bellissima donna, dalla madre di costei, da una strana suora); in mezzo a loro, per indagare, per mettere tutto “a posto” senza scandali e a difesa, sempre, della Santa Madre Chiesa, il fascinoso investigatore inviato dal Vaticano, Lorenzo Quart, un “soldato” esperto, una specie di templare (così lui si sente), ma in fondo un uomo soggetto a dubbi e tentazioni in una Siviglia che non aiuta certo a rimanere calmi e freddi.
Ci sono dei morti, quindi è soprattutto un giallo condotto con grande maestria.
L’autore è un narratore eccezionale («es el novelista más perfecto de la literatura española de nuestro tiempo»  El País); con lui si passeggia per una città straordinaria, incontrando personaggi non comuni, analizzati con efficacia; con umorismo, quando è il caso; descritti con una vivacità “colorata” molto consona al carattere di questi luoghi.
Qualcuno ha detto che a Siviglia l’allegria non è altro che l’altra faccia della tristezza.
In questa storia si percepisce una malinconia peculiare, tutta andalusa, che diventa doloroso sentimento nella triste storia di Carlotta Bruner, e che trova la sua filosofia in ciò che padre Priamo dice a Quart, osservando le stelle: «Nada resiste a la despiadada lucidez de sentirse una minúscula gotita de agua de mar, en el rojo atardecer del Universo… Excepto, quizás, una mano amiga que nos ispire resignación y consuelo, antes de que nuestras estrellas se apaguen una a una y haga mucho frío, y todo esté consumado».

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