il tuttomio

Andrea Camilleri
il tuttomio
Mondadori 2013

Si consuma in una serata; non si riesce ad interrompere la lettura, per quanto disagio possa trasmettere questa strana vicenda che l’autore, nella nota a conclusione del romanzo, dice essere nata da due suggestioni: «La prima è di natura letteraria, e precisamente Santuario di Faulkner. L’altra è un tragico fatto di cronaca successo a Roma molti anni fa che coinvolse una coppia aristocratica e un giovane studente. Il personaggio di Arianna, assolutamente di fantasia, è in parte il risultato dell’assemblaggio, assai deformato, di segmenti di storie di donne che mi sono state raccontate. O confidate durante due incontri carcerari.» Arianna e Giulio: lei trentatreenne, lui sessantenne, “eunuco” per un incidente; si sposano, lui la copre di amore, comprensione, lusso, fino a cercarle giovani amanti che possano soddisfare la sua esuberante sensualità. Storia torbida, dunque, un mare infido su cui galleggia la follia innocente di questa femmina-bambina dedita a giochi infantili e pericolosi. Questa è la storia, diciamo, di superficie; sotto ne scorre un’altra – e il corsivo la indica -, quella della vita di Arianna da quando, a quattro anni, viene affidata alla nonna per la morte dei genitori. Nella coscienza turbata di questa donna la realtà si confonde con i ricordi e le fantasie, si perde nei meandri di un labirinto di cui Arianna ha perso il filo. Le dice Giulio: «Dentro di te c’è un vero e proprio labirinto, Arianna, pieno d’angoli oscuri, di viottoli ciechi, d’abissi e di caverne. … Sappi comunque che io non mi ci avventurerei nemmeno se mi fornissi il tuo filo, Arianna. Avrei paura a incontrare il tuo Minotauro. Non sono Teseo.» In effetti il Minotauro è lì, che aspetta nascosto nel buio. Un grumo nero e indefinito pronto a divorare ogni luce di vita.

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