Capitani oltraggiosi

Joe R. Lansdale
Capitani oltraggiosi
Traduzione di Alfredo Colitto
Einaudi 2005

Hap lavora come guardia privata in uno stabilimento di polli congelati; è triste e solo – il rapporto con Brett non procede bene; il suo amico Leonard, gay, nero, conservatore, non perde occasione per prenderlo in giro; e lui si aggira in ogni luogo con l’acuta sensazione di essere fuori luogo. Ma poi succede che salva la vita ad una ragazza aggredita e tutto si mette in moto: la strana coppia Hap-Leonard si trova catapultata in una crociera che li porta dritti dritti in un mare di guai, cioè popolato da donna fatal-misteriosa figlia di padre lupo di mare leggendario combattente con il machete, da capo mafioso messicano e polizia corrotta, da guardie del corpo paurose (nel senso che incutono terrore), da investigatori privati più o meno cialtroni.
Riusciranno i nostri eroi oltraggiosi ad arrivare ad una qualche conclusione?
Tra surreale e rocambolesco, è un romanzo d’avventura, anzi, più una “favola” d’avventura, con tanto di arrivo dei “nostri” nei momenti critici.
Con uno stile tra fumettistico e cinematografico, particolarmente evidente nelle scazzottate dove prevale l’iperbole (e dove si intravede il cultore di arti marziali), si susseguono vorticosamente vicende comiche ed allo stesso tempo truculente, creando quell’atmosfera di scanzonato orrore tipico di Lansdale.
Impagabili certe descrizioni di paesaggi che svelano dietro una patinata illustrazione romantica il marciume ed il degrado; parabole, forse, della vita che riserva sempre amare sorprese: «Il mare era di un verde brillante, come acceso dal basso da una luce di smeraldo. In lontananza vedevo la linea scura di Cozumel e oltre quella l’orizzonte. L’oceano puzzava di petrolio e pesci morti, e la sabbia bianca della riva era piena di buste di plastica e lattine di alluminio».

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