Fahrenheit 451 – gli anni della Fenice

Ray Bradbury
Fahrenheit 451
Gli anni della Fenice
Traduzione di Giorgio Monicelli
Oscar Mondadori 1972
“Vi avrei riconosciuto… anche ad occhi chiusi” ella disse, lentamente.
“Come mai? forse l’odore del cherosene? Mia moglie si lamenta sempre dell’odore che ho addosso”, disse lui ridendo. “Per quanto ci si lavi, non lo si perde mai del tutto.”
[…]

“Il cherosene” riprese poi, dato che il silenzio si stava prolungando troppo “è ormai per me il miglior profumo che esista al mondo.”

Molto si è scritto e detto riguardo Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, per esempio pare che i libri non brucino proprio a quella temperatura – vabbé chissenefrega, è un libro di fantascienza, mica un manuale di scienza applicata (almeno speriamo che non lo diventi mai…). Tuttavia, l’aspetto che mi ha da sempre toccato è stato quello olfattivo, ben descritto dalla citazione d’apertura. La discrepanza tra l’effetto del profumo della carta e l’odore (peraltro per me da sempre intollerabile) del cherosene mi aveva colpita già quando avevo visto il film di Truffaut, ebbene sì, ho visto prima il film e poi ho letto il libro, nonostante la libreria di casa ospiti un’edizione del 1972 costata ben 700 lire.

Ray Bradbury è morto poco più di due mesi fa, i suoi libri gli sopravvivono e continueranno ad avere qualcosa da dire. Probabilmente questa è la prova della grandezza dell’autore.

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