Il banchiere anarchico

Fernando Pessoa
Il banchiere anarchico e altri racconti
Introduzione di Concita De Gregorio

Non conosco Pessoa. Questi sono i primi scritti che leggo di lui. Piuttosto noiosi.
Comincio dal secondo racconto,”L’ora del Diavolo”: troppo mistico per i miei gusti, anche se di un certo interesse, soprattutto per la definizione che lo stesso Diavolo dà di se stesso: «Sono un povero mito, signora, e, quel che è peggio, un mito inoffensivo.»
Veniamo al terzo ed ultimo racconto, “Una cena molto originale”: piuttosto noir, ma con finale ben presto intuito dal lettore – credo che non giovi all’originalità, a proposito del titolo.
Il primo e più importante, “Il banchiere anarchico”; ci troviamo di fronte ad un ragionare quasi logorroico che, personalmente, mi ha suggerito questa considerazione: «Che valore può avere il ragionamento se può essere piegato al proprio vantaggio? e a giustificare il proprio comportamento? Allora, vale più la ragione o la morale? O forse solamente la ragione unita alla morale può dare come risultato la coerenza.»
Di solito leggo l’introduzione quando ho terminato di leggere l’opera (per rimanere indipendente nel giudizio); Concita De Gregorio commenta solo questo primo racconto; devo dire che ho trovato più interessante la sua introduzione che il racconto stesso. Di cui dice: «… un racconto pedante scritto in una lingua meccanica, un dialogo platonico suonato al clavicembalo, una dimostrazione matematica alla lavagna che con un filo di alterigia ti porta all’esito imprevisto, ti conduce al risultato senza aver mosso altro che il ragionamento, la logica, mai – per scelta – l’emozione». E ancora: «… desolante e tragicamente profetico»: in cosa? «…sono i soldi – in assenza di passioni condivise – ciò che muove gli uni e gli altri e droga le moltitudini nell’illusione di accedere prima o dopo al bingo del denaro svincolato dal bisogno, dal sapere».
E conclude:«…un libro necessario, una guida negli antri di una delle infinite grotte dell’animo umano:»

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