Il fantasma di Canterville

Oscar Wilde
Il fantasma di Canterville e altri racconti
Introduzione di Stefano Bartezzaghi
La Biblioteca di Repubblica 2011

Ho letto diverse volte “Il fantasma di Canterville”; confesso che finora era l’unico scritto di Wilde che conoscevo. Il suo celebre Ritratto giace da molto tempo, dimenticato, nella mia libreria. Ora conosco altri due racconti.
“Il crimine di Lord Arthur Savile” è divertente, di una leggerezza ironica e noir, dove ogni malvagità delittuosa svapora e si disperde in un sorriso.
Come, del resto, ci fa sorridere quell’ostinato permanere di fantasmi di fronte alla solare e moderna insensibilità  americana nei confronti della complessa rete di formalismi della vecchia Inghilterra.
Tornando a Lord Savile: gli si affolla attorno una bella serie di personaggi, rappresentanti di una società frivola, molto dedita alla nobile arte di non annoiarsi; Lady Windermere ne è l’emblema: lo scrittore la ritrae con un pennello leggero, con colori pastello e con una gentile cattiveria che ne evidenzia l’inconsistenza umana. Sembra quasi di sentire, nei colloqui che circolano tra questi personaggi, e all’interno dei loro pensieri, quella vacua nonchalance di certi salotti alla moda del secolo scorso.
E poi c’è “Il compleanno dell’infanta”, con un inizio lezioso, un po’ stucchevole; e poi quel nano innamorato… una melensaggine sospetta, ci si attende sempre il colpo di grazia… diffidate, cuori speranzosi, degli specchi! Quando arriva l’ora della verità, cadono le illusioni, e non è indolore. E ricordate, cuori traboccanti d’amore, che l’infanzia ha una sua innocente malvagità.
Interessante, stimolante e complessa l’introduzione di Stefano Bertezzaghi, difficile da riassumere, da leggere tutta e da meditare.

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