Un sabato, con gli amici

Andrea Camilleri
Un sabato, con gli amici
Mondadori 2011

Proprio un bell’ambiente quello che viene delineato in questo romanzo: prima pezzi di vite infantili, che sembrerebbero abbastanza normali, ma ci si accorge, man mano che si procede, che è un’infanzia con un che di tragico in agguato; arriva l’adolescenza, e il sospetto diventa convinzione: ragazzi ambigui, sospesi tra quel che resta della capacità di provare sentimenti e il deserto di affetti, idee, valori, in cui stanno precipitando. Poi l’età adulta, ancora legati tra di loro da vincoli malati, diversi nelle loro personali follie, ma uguali in modo ossessivo per il vuoto interiore che li divora; un branco, più che un gruppo.
I frammenti di esistenza che ognuno di loro esibisce trovano una composizione ed una completezza d’insieme in quel “sabato con gli amici”, dove tutto precipita e si compie, ma per ricominciare, un inferno invariato, perché il vuoto, appunto, è solo vuoto. Loro cercano di riempirlo di ricchezze, di desiderio di potenza e successo, di perversioni sessuali, di disinvolti rapporti, ma rimane sempre un monotono inferno.
Il romanzo si chiude completando i pezzi infantili dell’inizio, ed ora ogni bambino ha il suo nome, e anche il suo personale orrore, quell’orrore che lo ha fatto diventare l’adulto corrotto (o solo ferito) che ora è.
Molto efficace il piglio narrativo: dialoghi serrati, fatti (pesanti come macigni), nessuna divagazione filosofica, né annotazioni psicologiche; del resto i personaggi si descrivono da sé, con le parole che dicono e con il cinismo delle loro azioni.
Quarta di copertina: «”Un sabato, con gli amici” è un romanzo anomalo, in cui si sente fortissima la voce di Camilleri uomo di teatro. La si sente nelle clausole immediate, nel disegno rigoroso della trama, nella geometria delle relazioni tra i personaggi, nelle battute perfettamente calibrate per efficacia e verosimiglianza, nelle cadenze stilizzate del tipico dramma contemporaneo: morboso, implacabile, assurdo».

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