Il colonnello Chabert

Honoré de Balzac
Il colonnello Chabert
Introduzione di Francesco Merlo
La Biblioteca di Repubblica 2011

Da Ulisse in poi il tema del ritorno è tra i più affascinanti. Ma i morti è meglio che restino morti, perché non tutti coloro che sono creduti persi e poi ricompaiono,  trovano un’Itaca, non dico accogliente, ma per lo meno riconquistabile.
Che i morti non tornino a vivere! come dice Díaz-Varela, il protagonista di “Los enamoramientos”  ( http://www.leparoletranoileggere.it/2011/12/03/los-enamoramientos/ ), perché magari sono già stati sostituiti – perché tutti sono sostituibili.
E’ proprio questo il racconto che Díaz-Varela tiene tra le mani, e che legge, e su cui medita.
Il colonnello Chabert, dato per morto e ricordato come un eroe caduto sul campo di battaglia a Eylau, torna a Parigi e trova tante sostituzioni, un conte Ferraud nel suo letto matrimoniale, un re sul trono del suo paese, al posto dell’imperatore Napoleone per cui aveva “dato la vita”… e nessuno, ad un certo punto neppure lui stesso, sente il bisogno di farlo rivivere.
Storia crudele dai molteplici temi: la perfidia femminile, l’amore disinteressato, l’essere uno ma anche centomila altri, il desiderio di prestigio sociale, l’avidità di ricchezze, la povertà sociale, il volto ipocrita della borghesia, il mondo meschino degli impiegatucci notarili, gli stracci ignobili della Parigi dei bassifondi. I miserabili. Fisici e morali.
E’ un vero gioiello, un racconto perfetto: sociale psicologico realistico romantico fantastico. Scrive Merlo nell’introduzione: «Se, come me, proverete a leggere “Il colonnello Chabert” quattro o cinque volte, meglio se in periodi diversi della vostra vita, vi accorgerete che vi sembrerà una volta realistico e la volta successiva magico, e ancora vi scoprirete la chiave storicistica e la metafora epocale, e poi diventerà un affresco su Parigi e una satira sugli avvocati e i loro galoppini, ma anche un romanzo breve sulla donna, sulla femmina come macchina di perfezione viziosa…».
Profondo appassionato grave solenne ironico avventuroso: vi si trovano tutte le sfumature che un grande scrittore sa cogliere e rendere vere sulla pagina.
Un capolavoro è l’introduzione di Francesco Merlo, geniale acuta illuminante, di quelle che aggiungono valore all’opera letteraria e che l’agganciano alla nostra esistenza rendendola parte di noi e del nostro essere oggi, indipendentemente dall’epoca in cui è stata scritta.
Così il tema della doppia identità si specchia in modo perfetto nella realtà virtuale che ci governa in questo nostro eterno presente, dove il futuro è solo il peggio che ci attende: «La doppia vita è la condanna dell’uomo moderno, il suo labirinto. Non più una via d’uscita, ma al contrario l’impossibilità di ritrovare la strada di casa e tornare a se stesso. Il colonnello Chabert è il futuro dell’umanità».

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