Il giorno dei morti

Maurizio de Giovanni
Il giorno dei morti
L’autunno del commissario Ricciardi
Fandango 2011

 

«E l’inverno ricominciò». Naturalmente siamo alla fine del romanzo (ed anche della serie inverno-primavera-estate-autunno). In attesa del Natale.In questo autunno napoletano piove molto; eppure lo spettacolo della città va in scena ugualmente. Anzi, quest’ultima pièce è più che mai improntata alla tragicità, a partire dallo strazio che travolge la vittima, un bambino; e che cosa può esserci di più angoscioso e, appunto, straziante della morte di un bambino? Per di più un piccolo e dolcissimo trovatello balbuziente maltrattato dai compagni e da chi dovrebbe prendersene cura…
Una tragedia; insomma teatro e teatro e teatro, perché questa è «una città di attori». Anche le vicende personali di Ricciardi assumono un andamento melodrammatico.
Tutti i personaggi sono agitati per motivi diversi, e sono in attesa: chi di una risposta ad una lettera “quasi d’amore”(Ricciardi ed Enrica), chi di una visita sospirata e temuta (Garzo aspetta con ansia e paura l’arrivo niente di meno che del Duce), chi dell’uomo della propria vita (Livia Vezzi, affascinata dalla stranezza del commissario) chi dell’angelo della salvezza (il piccolo Matteo che aspetta il suo angelo); e i sentimenti di ognuno sono come fuori misura. C’è anche un cane randagio per straziarci ancora un po’ di più.
Procedendo nella lettura c’è un crescendo di pathos, tanto che ad un certo punto ci si trova di fronte più a maschere tragiche che a persone; io non conosco Napoli, ma me la immagino proprio così…
E la vicenda? Ricca di colpi di scena naturalmente.
Tutta questa esagerazione sembrerebbe un aspetto negativo in un’opera letteraria.
Non lo so (ho letto commenti poco lusinghieri e insulti a chi si azzarda a parlar bene di questi romanzi di de Giovanni); confesso che a me piace, ne assaporo proprio gli eccessi e trovo la vicenda appassionante.

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