Il vangelo secondo Gesù Cristo

José Saramago
Il Vangelo secondo Gesù Cristo
Feltrinelli 2010

Dispiace non averlo incontrato, questo Gesù Cristo, che rimane inorridito dalla scia di sangue lasciata dalle stragi commesse in nome suo, anzi, in nome di suo padre (Dio, non Giuseppe; lui non avrebbe voluto che le cose andassero così, per quanto può cerca di ribellarsi alla missione, affidatagli da Dio, di propagare in tutto il mondo il suo potere, a qualsiasi prezzo; arriva a dire, di Dio: «Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto.»
Pubblicato nel 1991, il romanzo racconta con spirito razionalista e critico la vicenda storica di Gesù e ricostruisce la vita quotidiana della Palestina del tempo con grande efficacia.
La storia è nota, ma non per questo meno affascinante, perché l’autore ci cattura con quella sua capacità di creare aspettative che ci inducono a chiederci: e poi che succede? -anche se lo sappiamo benissimo.
Il racconto ci giunge dalla voce dei personaggi, è una narrazione corale, anche i pensieri di Maria, di Giuseppe, dello stesso Gesù è come se provenissero dall’anima collettiva di un popolo con tutte le sue credenze,  superstizioni,  conoscenze sedimentate nel corso del tempo.
E su tutto questo brulicare di rumori, voci, grida, riflessioni, pianti si stende lo sguardo ironico, ma benevolo e carezzevole dell’autore.
I toni sono molto vari, dal francamente divertito (alcuni colloqui tra le “alte sfere” – Dio, Diavolo, Angeli vari – e Gesù sono a volte esilaranti) al profondamente commosso, con una particolare sensibilità nei confronti dei sentimenti che legano i personaggi, brani questi che raggiungono punte alte di drammaticità – come la ripercussione sull’animo di Gesù della strage degli innocenti, o il toccante incontro tra Maria madre di Gesù e Maria Maddalena, e  la crocifissione di Giuseppe, e poi, naturalmente, quella di Gesù.
Saramago sa trovare espressioni estremamente delicate nel descrivere l’iniziazione sessuale di Gesù e il profondo legame amoroso che lo lega a Maria di Magdala.
Una figura indimenticabile, questo Figlio dell’Uomo che davvero vorrebbe liberarsi del pesante destino riservatogli e poter così vivere una vita normale.
Per tutto il racconto l’autore fa emergere le profonde contraddizioni  di una religione che si dice fondata sull’amore e invece opera stragi e tormenti; che dovrebbe essere gioia e invece atterrisce con la paura della dannazione; che promette un mondo più giusto e invece si allea con i potenti per opprimere i deboli. Una religione, infine, in cui il bene è difficilmente distinguibile dal male visto che Dio si mostra interessato quasi esclusivamente all’estensione del suo potere sulla terra: forse Dio e il Diavolo sono due facce della stessa medaglia («Gesù guardò l’uno, poi l’altro, e vide che, tranne che per la barba di Dio, erano come gemelli…»).
Blasfemo? Sicuramente alla Chiesa questo romanzo non è piaciuto.

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