Il senso del dolore

Maurizio de Giovanni
Il senso del dolore
Fandango 2011

L’inverno del commissario Ricciardi comincia con una visione tristissima: è quello il dono-maledizione che possiede, vedere i morti negli ultimi istanti della loro esistenza e percepirne tutto il dolore per la perdita della vita.Luigi Alfredo Ricciardi è giovane, ricco, aristocratico ed ha il fascino del bel tenebroso, ma tutta la sua vita è concentrata nello scavare le sofferenze delle vittime di cui indaga i segreti. Per questo fa il commissario, lui che potrebbe godersi la vita; e neppure ha molte soddisfazioni dal suo lavoro-missione, perché non lo trovano simpatico, lo sopportano, perché è bravo a risolvere i casi, ma poi… troppo strano, troppo poco ossequioso verso i capi (e in tempi di fascismo poteva essere un delitto); ma anche i portieri, i semplici agenti, verso cui, peraltro, è sempre gentile e corretto, lo scansano per quella sua aria assorta e indifferente al mondo, come se avesse gli occhi rivolti verso un’altra dimensione – e nessuno sa che è proprio così.
In questo inverno, dunque, a Napoli nel 1931, Ricciardi indaga sull’omicidio di un grande tenore, Arnaldo Vezzi, amatissimo dallo stesso Duce, ma odiatissimo nel suo ambiente (e tuttavia quasi tutti hanno dei vantaggi da lui e solo danni dalla sua morte); odiatissimo perché è un essere spregevole, egoista, crudele con tutti, capriccioso…
Nella storia principale si inseriscono gradatamente storie parallele che finiscono poi per intrecciarsi, costruendo così una trama coerente. Il racconto procede in modo serrato ed avvincente, le descrizioni di luoghi e momenti della giornata sono minuziose, i profili dei personaggi sono realistici, anzi, a volte quelli secondari hanno un che di tipico nel loro ruolo e sono addirittura prevedibili, quasi maschere di una commedia; risulta perciò curiosa la mescolanza di tanto realismo con questa fuga nell’irrazionale rappresentata dal “dono” del commissario, particolare che non ha valenze metaforiche in quanto è proposto come naturale e consono al personaggio. Che è molto cupo, immerso in un’atmosfera costantemente priva di sorriso, senza nessun sollievo ironico.
La scrittura è esplicita, racconta e descrive tutto, senza spazi all’immaginazione, senza profondità da indagare, ma trascina forse proprio per questa aderenza ai fatti, senza distrazioni.

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