Giudici

Andrea Camilleri
Giancarlo De Cataldo
Carlo Lucarelli
Giudici
Einaudi 2011
Tre periodi della storia italiana, tre tipologie di illegalità, tre modi di affrontare le storture di questo nostro paese, tre giudici e tre racconti.

Nel primo il giudice Surra viene inviato a Montelusa a riorganizzare il Tribunale del dopo-Unità; nel secondo un magistrato donna, giovane, minuta, indifesa, ma considerata poco importante (e per questo le viene assegnato di scorta solo un uomo, Ferro) arriva a Bologna per indagare su un caso di bancarotta fraudolenta; nel terzo un magistrato, Ottavio Mandati, indaga, in mezzo al biasimo di quasi tutti i suoi concittadini, su un suo ex compagno delle elementari, divenuto sindaco a Novere.
-“Il giudice Surra”: in questo secondo Ottocento italiano del dopo Unità non si può parlare ancora propriamente di mafia (anzi maffia: «Dunque il giudice Surra ignorò l’esistenza della Fratellanza, che già ai suoi tempi si chiamava maffia e che poi, strada facendo, perdette una effe»), ma i rappresentanti della legge si trovano comunque dinanzi a un fenomeno di delinquenza organizzata e imparentata al potere politico; è questo che si trova davanti il giudice Surra, diventato eroe senza rendersene conto e che con la sua “ingenuità” vuol quasi dimostrare che non serve essere eroi per combattere l’illegalità, basta tenere un comportamento retto, nel rispetto della legge, senza lasciarsi fuorviare e seguendo la propria coscienza (buona coscienza, ovviamente). E qui sta il lato “divertente-amaro”: il non-eroe Surra lo diventa se catapultato in un mondo di diffusa illegalità a fare semplicemente il suo dovere di magistrato – triste il paese in cui servono eroi: già da allora l’Italia cominciava maluccio… Racconto divertente, divertito e, tutto sommato, ottimista.
-“La Bambina”: il periodo: la fine della storia coincide con l’attentato alla stazione di Bologna. Qui la legge, con la faccia di Bambina, fronteggia la piaga della devianza dei servizi segreti – triste il paese in cui c’è qualcuno che trama al di sopra di ogni controllo democratico. E la Bambina ci fa capire che non è necessario essere esperti e navigati per avere un ruolo importante nella difesa della legalità, basta non lasciarsi intimidire nella guerra tra sedicenti “servitori dello stato”. Ma la battaglia vinta non è la guerra vinta e lo scoppio di una bomba rimette tutti sulla linea della partenza. Racconto commovente e speranzoso, almeno in parte.
-“Il triplo sogno del procuratore”: e qui ci ritroviamo all’oggi, dove sempre più l’illegalità e la corruzione permeano la vita politica – triste il paese in cui i peggiori incubi diventano realtà. Che ci suggerisce il magistrato Ottavio Mandati? Che non serve essere amati e ammirati dal popolo-spettatore per tentare di far trionfare la giustizia, ma appunto… “tentare”. E l’esito è incerto. Racconto surreale ma realistico, più pessimista che speranzoso.

Videointervista su Giudici

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