La Sonata a Kreutzer

Lev Tolstoj
La Sonata a Kreutzer
Introduzione di Corrado Augias
Postfazione dell’autore
Traduzione di Mario Caramitti
La Biblioteca di Repubblica

Il protagonista, Pozdnysev, esterna  al suo compagno di viaggio in treno, che poi è il narratore,  i pensieri, le sensazioni, i sentimenti che lo tormentano: gli racconta, alquanto esagitato, come è arrivato ad uccidere la moglie da lui sposata in giovane età e dalla quale ha avuto cinque figli. Pozdnysev continuamente interrompe la sua narrazione con il tentativo di universalizzare le sue vicende personali, ma non è che astrae dal particolare quel che può essere per tutti valido, rende, invece, arbitrariamente universale ciò che è e rimane una sua situazione soggettiva. E’ il Tolstoj dell’ultimo periodo che, nella postfazione, ne estrae una riflessione sistemata in forma filosofica, il Tolstoj della svolta religiosa, dell’aspirazione ad una condotta spiritualmente elevata congiunta alla mistica adesione ad un ideale di purezza cristiana – piuttosto sessuofoba e misogina, a dire il vero (la donna come incarnazione del male e del peccato: degno di un eremita medievale!). E questo ideale dovrebbe scaturire da quel modo di vivere passionale, carnale, molto terreno, che è l’altra faccia del misticismo: questo il traguardo del “peccatore” in cerca di redenzione (“Resurrezione” sarà scritta negli anni 1889-99). Basta conoscere un po’ la vita di Tolstoj (e magari uno dei romanzi che i suoi ultimi anni hanno ispirato), per riconoscere nel protagonista lo stesso autore, alle prese con la sua non placata sessalità e con il tormentato rapporto con la moglie Sofija. Come fa notare Augias nell’introduzione, il romanzo parte dalla condanna dell’attrazione sessuale ma ha come effetto esattamente l’opposto di quel che si propone, perché «emana dalle pagine un conturbato erotismo» «… grande scrittore. … Ancora più, ovviamente, nella conferma di quale attrazione erotica ogni condanna dell’erotismo riesca a sprigionare.»
Personalmente non amo le narrazioni che insistono nell’analisi psicologica di stati d’animo contorti ed ambigui, soprattutto se vengono complicati da tormenti di tipo religioso, però mi arrendo di fronte ad un grande scrittore, di cui non condivido assolutamente la filosofia, ma di cui ammiro la capacità narrativa e di coinvolgimento del lettore: il protagonista mi è molto estraneo per credenze e per mentalità, eppure sono partecipe delle sue sofferenze, che a livello razionale trovo torbide e piene di autocompiacimento.
In sottofondo, naturalmente, la Sonata a Kreutzer, tanto amata da Tolstoj; Pozdnysev ne è addirittura atterrito:«-Hanno suonato la Sonata a Kreutzer di Beethoven. Conosce il primo presto? Sì, lo conosce? Uhh!…-gridò. -Da far paura, questa sonata, soprattutto questa parte. E in generale fa paura la musica. Che cos’è mai? Non lo capisco. Che cos’è la musica? Che cosa suscita? E perché suscita quello che suscita? Dicono che per effetto della musica l’anima si elevi: sciocchezze, non è vero! L’effetto c’è, un effetto terribile… La musica mi costringe a dimenticarmi di me stesso, del mio reale stato d’animo… Prendiamo… questo presto. … Su di me, quanto meno, questo pezzo ha avuto un effetto tremendo; mi si sono rivelati dei sentimenti che mi parevano del tutto nuovi, nuove possibilità che prima di allora non conoscevo». Sembra che Tolstoj parli di se stesso; racconta Augias: «Qui occorre dire che questo brano musicale, in particolare il primo presto, aveva su Tolstoj un effetto trascinante. Dai diari di sua moglie Sofija Andreevna sappiamo che nell’estate del 1887 dopo aver ascoltato la Sonata, lo scrittore le manifestò (scrive pudicamente) “affetto e tenerezza”. La conseguenza fu che la donna restò incinta per l’ennesima volta di un figlio, Ivan, peraltro morto giovanissimo».  Per Tolstoj, quello dell’ultima stazione, questa composizione musicale aveva un che di peccaminoso, ne era affascinato, ma gli suscitava un senso di colpa, lo distoglieva dal cammino verso la spiritualità.
Ascoltare la Sonata a Kreutzer, per me, è inscindibile dalla descrizione dell’effetto che provoca, così come ce la propone in questo breve romanzo, perché nessuno ha mai saputo analizzare così sapientemente l’esperienza dell’ascolto; un’esperienza, però, da ricercare e perseguire, non certo da rifuggire (a riprova di come la grande letteratura sia comprensiva di infinite sfaccettature del reale, e di come un grande artista non possa essere inquadrato in categorie definite).

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