Il volto e l’anima della natura

Flavio Caroli
Il volto e l’anima della natura
Mondadori 2009

L’uso della ragione e il senso del tragico: queste le linee fondamentali che segnano la rappresentazione della natura secondo l’Occidente.

L’autore parte dall’esame della pittura romana, che usa, nella raffigurazione della natura del finto giardino di Villa Giulia, norme visive e percettive capaci di rendere con precisione scientifica la realtà, per approdare alla fine del saggio ancora a Roma così come viene percepita dall’arte cinematografica di Ridley Scott nel “Gladiatore”.
Un percorso suggestivo che, attraversando periodi in cui l’Occidente “dimentica” la natura, ritrova sempre il filo  per unire, ad esempio,  il paesaggio “stenografato” di Ambrogio Lorenzetti alle leggi della prospettiva aerea dei Fiamminghi, e per arrivare,  scavalcando gli “ostacoli” della prospettiva lineare fiorentina,  alle sperimentazioni di Leonardo incentrate sullo studio delle leggi soggettive della visione; dalla prospettiva curvilinea e dall’atmosfera leonardesca si giunge alla luce “attimale” di Giorgione: inizia così il cammino del tonalismo che attraversa la pittura di Tiziano, e via via fino a Corot, e poi agli Impressionisti. E  intanto si assiste alla sparizione dell’uomo dalla rappresentazione della natura, da Brueghel che ne diminuisce le proporzioni fino alla pittura di puro paesaggio che inizia nel Seicento:  Rubens, Rembrandt e il paesaggio barocco che diventerà, dopo l’Illuminismo del Canaletto, paesaggio romantico (e sarà, allora, la volta di Turner, Constable, Friedrich);  con il Romanticismo, in cui il rapporto con la natura è vertiginoso in quanto non dominato, inizia la pittura contemporanea, nelle due accezioni di “ragione” e “tragicità”, la ragione di Cézanne e il tragico di Van Gogh. Ormai affermato il principio della natura come specchio dell’anima, possiamo rintracciare questo assioma nelle opere di grandi “isolati” come Matisse, Bonnard, Morandi, Max Ernst;  si approda quindi  alla furibonda concatenazione di gesti dell’Action Painting e a “Pali blu” di Pollock. Infine il cinema, Dreyer, Antonioni, Tarkovskij, Pasolini, Olmi, Kubrik, Ridley Scott. E il futuro? Dialogo tra Oriente e Occidente.
Caroli parla di molti altri colossi della pittura, oltre  quelli citati, ne spiega alcune opere: lo fa attraverso una scrittura piena di entusiasmo, che sa catturare; la descrizione delle opere assume una modalità poetica, ma non per questo meno precisa criticamente.
Flavio Caroli é ordinario di Storia dell’Arte moderna al Politecnico di Milano ed è autore di molteplici opere sull’arte occidentale, sul rapporto tra Oriente e Occidente, sulla psicologia relativa all’opera artistica.

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